scrivo per colmare la mia nevrosi, o per svuotarla.

Un desiderio la cui soddisfazione dipende solo da me,,
una solitudine che soddisfa.
Non mi fermo  mai troppo tempo su ciò che mi piace,
un luogo è buono quando da esso
si può fuggire in un altro.
Procedo per frammenti, perché se trovo dei cocci,
dei materiali li uso, non so se tutto ciò sia letterario
in verità io non so proprio niente,, e non me ne frega
anche un bel niente.

«Il faut se faire des harems dans la tête, des palais avec du style, et draper son âme 
dans la pourpre des grandes périodes». «Bisogna farsi degli harem nella testa, 
dei palazzi con lo stile, drappeggiare la propria anima della porpora dei grandi periodi»
Quando ho un appuntamento
è quasi sempre con la scrittura,
sono esposto come diceva Celan alla scrittura.

Nell’intersoggettività sessuata, si tratta di annullare
la minaccia aleggiante del dispiacere e nei
rapporti umani mai troppo vicino
dove è in agguato il pericolo della saturazione,
meglio la misantropia,, anzi no l'esilio



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