Nella mia letteratura ci sono frasi lette, sentite nelle
conversazioni, al tavolino di un caffè o per
strada, in pubblico, nei giornali.
Non è l’espressione che io sto compiendo
né quella dove si confessa intimamente sé stessi.
Nel momento della composizione non so esattamente cosa significhi
a volte penso che non abbia senso,, scrivo delle cose
altre volte i significati di quello che scrivo arrivano dopo,
una specie di fotografia a sviluppo lento, forse tra tre secoli
se qualcuno leggerà gli darà un significato,
ecco se così fosse allora scrivo profezie.

A pensarci bene direi che sono riflessioni
che raccolgo in appunti e fogli condannate a rimanere
senza destinazione sociale,, in condizioni di marginalità
o di esilio,, con me.

Non so neppure se tutto ciò sia letterario. Non ci penso.
Parto da ciò che mi piace, dalla forza della parola e cerco di rimanerci
il più possibile.

Bisogna farsi degli harem nella testa, scriveva Flaubert
ho affogato la mia mente di immagini, le porto a spasso la mattina ci mangio
insieme a pranzo, le strapazzo di sera.

Non c'è noia che mi soffochi.