... e non c'è più spazio,
dell'infinito tra me
e me ...
in successione,
nomi come specchi
riflettono passaggi
labbra tese,,
tesissime ignote e incerte
Penso all'ultimo momento del ricordo
sarà quello in cui li vedrò tutti attraversarmi,
attraverso di me
ma non ora, non oltre la mia incapacità di ricordo
dico giallo ma potrebbe essere porpora
è il lampo dell'esistenza dice
di quello spazio che non c'è più, di quell'infinito
ma prima,, che mai fu prima ?
al margine del tempo sta ciò che resta
nei volti gli occhi,, dell'albero invisibile dentro noi
albero spezzato o in fiore
dato in pasto alla terra
con tutti i suoi rami e petali
colorato pesante
conosciuto nel giardino di se stesso
Le labbra più reali
sono quelle con il rossetto, penso
Ma poi alla fine,, cos'è questo ?
E' il nulla degli aborigeni dell'arte
L'Ultima Cena che deve essere servita da capo
L'aspettare perpetuo,
appeso all'ombrello atomico, aspetto
e aspetto
.
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