non c’è bisogno di spaccarmi
con un’ascia la fronte per vedere se esisto
io esisto al rovescio come l’acqua nel soffitto
come le parole
che cadono giù e si conficcano nella terra
la terra la cammino palmo a palmo, terra vangata,, terra marrone
che prima fu gialla e prima ancora nera
Terra per un atterraggio, terre traverse e terre colline
dove mi stendo inclinato a novanta
e come un rokette mi sparano dritto dentro il buco
del culo di un dio minore, uno di quelli complicati
non scriventi, che ha le smagliature perfino nei confini
e problemi con pensieri migranti poco trasparenti
torbidi, sepolti nell’acqua del porto
E al bar, cari amici, c’è gente che non smette di bere
che soltanto io e villeroy sappiamo quanto
Che vorrebbero infilarsi nei panni degli altri
Tutti scrittori e scrittrici vittime del non ascolto,,
a tirar su gambe a incrociare gambe,, umide nervose
e dire che anche la memoria ha bisogno di voi
Eccoli infine,, i sogni interrotti, quelli incrinati e crepati
come gli angeli delle chiesette di montagna
da raggiungere per passi, passi che scalo,
Salgo e credo mentre salgo,
credo in un dio nascente e vedo
bellissima e tenerissima
la grande madre che allatta, e allatta e allatta
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