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allora,, quando la vasta stagione, scrive la parola vento, cuore di mela, rifugio del cielo, un Dio insolente nasconde nella luce l'orizzonte, nelle dita tremando del suo immutabile sguardo si muove il pilota che cerca il compagno planando nei gusci, nei terrazzi, nelle colline, nelle città,, ma il pilota ora dorme e "quaggiù non reca strazio" così l'idea di ripartire sta nella Nascita di Venere, o nell'emozione del lancio o in altre cose stupende come le cose piantate in un ultimo mondo, sulla superficie di una mente tonda che sarebbe il segno che quelle cose appartengono a qualcuno e che non potrebbe essere diverso da quello che si poteva pensare in principio quando tutte le frontiere degli uomini erano chiuse,, eppure avendo una volta giocato con la brunafulva verità arriva il momento in cui la virtù immensa che è stata collocata in capo a tutte le cose inchinandosi arriva vicino alla regione dei piedi e la testa-terra-pietra muore
e non c'era il miele sulle labbra ad appagarci, ma in un racconto spesso le passioni sono messe sotto chiave,, e tuttavia l'uomo una volta vecchio o contento non può più cambiare le cose ed il nucleo delle cose e la luce che ci brucia dentro diventa sempre più forte e così non è stato lui a cambiarle ma dalle molte distanze disperse non arrivano più troppo vicino i dubbi,, ed è stato forse da bambino o dopodomani steso nella stessa calda sabbia o nei prossimi sei buchi neri che correggi l'altezza e il crepuscolo ti colpisce come una sasso, un ultimo mondo si muove nelle figure stanotte, sono più piccole dell'ultima volta, bisogna prendersi più cura di loro.
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